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Nel Medioevo i maiali avevano un aspetto assai diverso da quelli odierni:
venivano infatti allevati nei boschi allo stato brado, in spazi dove
potevano muoversi molto, rimanendo perciò magri e snelli, con zampe
lunghe e sottili.
Abbastanza simili ai loro antenati, i cinghiali, con i quali spesso
si accoppiavano. Per questo, nella letteratura dell'epoca, i cinghiali
venivano chiamati Porci silvestres o Porci singulares
(da cui il francese sanglier e l'italiano cinghiale). Ma qual'è
la differenza tra i maiali medioevali e quelli dei giorni nostri? Al
di là del fatto che allora i porci venivano nutriti a ghiande, faggiole
e frutti del sottobosco, mentre oggi sono onnivori, basta osservare
i dipinti del XIII secolo per scorgere le maggiori differenze con le
razze attuali: la testa era più grande e lunga, il grifo appuntito e
non a tappo, le orecchie corte ed erette, le setole ritte sulla schiena.
Dal muso emergevano i canini che, a differenza di quanto avviene oggi,
non venivano tagliati. Le miniature e gli affreschi mostrano soprattutto
bestie di colore scuro, rosso o nerastro, che sembrano prevalere accanto
a quelle dal pelo chiaro. Secondo Michelangelo Tanaglia, autore nel
XV secolo di un trattato in versi sull'agricoltura, i porci migliori
erano quelli rossi nelle regioni miti e quelli neri dove il clima era
più freddo. Nel Seicento, l'agronomo bolognese Vincenzo Tanara descrive
tre qualità di porco: bianco, rosso e negro. Il primo è reputato di
non grande pregio dal punto di vista culinario, il rosso viene definito
gustoso, mentre dell'ultimo si dice che «ha la carne soda, di più durata
dell'altre». In ogni caso si trattava di bestie assai più piccole e
leggere di quelle attuali: nel Medioevo, infatti, non si facevano incrociare
tra loro i maiali e, a causa della mancanza dell'ingrassamento forzato,
il peso della bestia andava da 30-40 a 70-730 chili, inferiore di almeno
tre volte alla stazza dei maiali odierni.
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