La Mora Romagnola
salvata dall'estinzione
un articolo di Davide Marangoni pubblicato nel giugno 1996


 

In riferimento al drammatico rapporto Fao pubblicato nel 1992 e relativo agli animali domestici in via di estinzione, una buona notizia arriva dalla Romagna. L'allevatore Mario Lazzari, nella sua piccola azienda alle porte di Faenza è impegnato sin dal 1982 a selezionare gli ultimi capi della razza "Mora Romagnola", una delle tre razze suine autoctone italiane; le altre sono la "Cinta Senese" e la "Casertana.
Come è noto la rivoluzione nei consumi gastronomici e nei prodotti industriali, che si è susseguita in Italia dal dopoguerra ad oggi, ha portato ad una lenta, ma inesorabile scomparsa dai mercati e dagli allevamenti del suino italiano che è stato sostituito, prima, dal "Middle-White" e, successivamente, dal "Large-White". La "Mora", in particolare, era stata data per estinta sino al 1982, anno in cui l'allevatore Lazzari, coadiuvato dall'amico Zannoni di Solorolo si è messo sulle sue tracce.
Dopo una lunga e capillare ricerca, condotta su tutto il territorio romagnolo, Lazzari è riuscito a reperire gli ultimi esemplari puri ancora esistenti (due scrofe e un verro giovani) e con essi ha dato vita ad un allevamento. Sino ad oggi sono stati allevati 150 esemplari, di cui 90 registrati presso l'Associazione provinciale allevatori (Apa) di Ravenna, come idonei alla riproduzione.

L'esperienza acquisita in oltre 63 anni di attività e le sue naturali doti di selezionatore hanno consentito a Lazzari di salvare dall'estinzione totale una razza che appare inserita a pieno titolo non solo nella tradizione, ma anche nella storia e nella cultura di un ampio territorio. Non è infatti un caso che sia un'antenata della "Mora" ad essere raffigurata nelle scene pastorali scolpite nelle cattedrali romaniche della Pianura Padana o dipinta in quadri e in affreschi medioevali e rinascimentali.
Questa razza, perché di razza pura si tratta, è contrassegnata da una serie di caratteristiche peculiari, la più evidente delle quali è la cresta di setole lunghe e dure che scorre sulla schiena con direzione dalla testa alla coda e viceversa, sino ad incontrarsi all'altezza dei lombi, per dare vita a particolari grovigli detti "ricci".
Un'altra importante caratteristica che la distingue dagli ibridi è il posizionamento e la direzione delle orecchie: non verso l'alto come si può notare nei cinghiali, non ai lati come nel suino "Duroc", ma in basso verso il muso e parallele alla testa.
Anche la carne è particolare, essendo leggermente più scura e marezzata rispetto al suino bianco; è inoltre notevolmente profumata, gustosa e, data la sua conservabilità, ottima per gli insaccati.
Le caratteristiche specifiche di questo suino sono comunque oltre una quindicina e riconducono ad un preciso standard di razza riscontrabile, tra l'altro, nella notevole mole di documenti, anche fotografici, presenti nelle biblioteche comunali di Faenza, Forlì, Ravenna e che attestano l'aureo passato di questa razza.
A tutt'oggi non si dispone di informazioni precise sulle percentuali di grasso nella carne, sui rendimenti all'ingrasso, sugli indici di natalità e riproduttività.
Nonostante in questi anni Lazzari sia riuscito a salvare la "Mora" e a dimostrare come sia stato possibile allevarla, partendo da pochi esemplari, non esiste ancora un libro genealogico o un registro della razza, la cui redazione sarebbe peraltro abbastanza semplice, visto appunto la letteratura specifica disponibile e che, in Italia, costituisce un caso piuttosto raro.
La mancanza di riferimenti legislativi comporta l'impossibilità di allargare l'allevamento, coinvolgendo altri allevatori, in quanto la strada dell'ibridazione selvaggia non avrebbe alcun controllo.
Di conseguenza, il ridotto contesto attuale non consente di poter accedere al programma di finanziamento Cee 2078 B, i cui contributi sarebbero assolutamente necessari per poter sostenere l'allevamento della "Mora": infatti a tutt'oggi, per mancanzadi informazioni, si è ancora nella fase di allestimento di quella nicchia produttiva e di mercato in cui la razza, per le sue caratteristiche, potrebbe perfettamente inserirsi: allevamenti semibradi, aziende agrituristiche, parchi agricoli e in contesti simili.
L'impegno profuso e i risultati conseguiti in tutti questi anni da Mario Lazzari rischiano quindi di andare perduti o, perlomeno, di essere vanificati. «Ora che la Mora è salva - afferma l'allevatore - vorrei vederla tutelata da una adeguata normativa per poter mettere a disposizione di chiunque voglia, in futuro, proseguire l'allevamento di questo splendido e sorprendente suino indigeno romagnolo».