Le cinque razze italiane
in via di estinzione

 

Cinque sono le specie suine a rischio di estinzione. E, malgrado gli sforzi di allevatori e associazioni animaliste, la situazione, per ora, non migliora. Ma quali sono le caratteristiche che fanno di questi maiali un patrimonio cosi importante?
Vediamole nei dettagli.

Cinta senese
È originaria della provincia di Siena: in particolare dei comuni che formano la Montagnola senese, coperta di querceti e castagneti.
Da qui si era poi diffusa lungo la pianura maremmana, nelle parti dominanti della provincia di Arezzo, Firenze, Pisa e Grosseto, fino ad arrivare nelle province di Perugia e di Terni.
Attualmente, purtroppo, la razza si è vertiginosamente ridotta: sono rimasti, infatti, pochi allevamenti nelle province di Siena, Firenze e Grosseto, dove il sistema di allevamento è quello stanziale brado, ossia di vita libera tra i boschi, e dove la Cinta si nutre di erba, bacche e frutti del sottobosco.
Prende il nome da una fascia chiara che, dall'alto del collo, scende alle spalle e cinge, come una cintura, il torace dell'animale, dal mantello scuro lucente o nero ardesia, con setole poco folte e sottili. È di corporatura piuttosto piccola, con la testa di media grandezza, allungata, di profilo rettilineo. Il grugno è lungo, assottigliato alle estremità; le guance sono asciutte e muscolose, mentre le orecchie sono minute e sporgono in avanti e leggermente in basso. Gli occhi sono piccoli, con l'iride bruna. Il collo è piuttosto largo, il tronco cilindrico, non molto lungo né profondo; il costato è poco arcuato, le spalle poco inclinate e piuttosto pesanti, e la groppa molto spiovente e inclinata; gli arti sono esili ma robusti. Infine, la coda è attaccata alta, di media lunghezza e finisce con un fiocco di setole sottili. Di andatura agile e trotterellante, questo maiale è un ottimo pascolatore. Può definirsi mediamente prolifico: sette-otto cuccioli per figliata.

Calabrese
E' una specie poco conosciuta, ma si sa per certo che, in passato, se ne distinguevano tre tipi: la Reggitana, la Cosentina e la Catanzarese. Attualmente è allevata solo in un'area interna del Cosentino, allo stato brado: trascorre tutto l'anno nel bosco utilizzando le risorse alimentari del luogo (erba, bacche, rovi e frutti del sottobosco). Questo maiale è un eccellente pascolatore, un brucolatore e un instancabile camminatore. Si distingue per il suo mantello nero con le setole prevalentemente ispide; la testa è lunga, dal profilo rettili neo e la mandibola piuttosto stretta. Le orecchie sono grandi e pendenti in avanti verso il basso. Ha il tronco lungo e stretto, il torace poco profondo, con la linea dorso-lombare diritta, gli arti lunghi e forti, la coda attaccata in basso. La Calabrese è provvista mediamente di otto mammelle ben sviluppate, però risulta dotata di scarsa precocità e bassa prolificità: circa sei suinetti per parto.

Casertana
Verso la fine del secolo scorso, questo tipo di maiale veniva allevato nelle province della Campania, del Lazio, del Molise e di molte altre zone del Mezzogiorno. Attualmente, allo stato di "semiestinzione", la Casertana è presente solo in qualche allevamento a conduzione familiare nella provincia di Benevento. Sulle origini di questa specie non sono stati condotti studi approfonditi. L'unico effettuato, infatti, risale al 1899, quando dall'esame di reperti archeologici rappresentanti porci e cinghiali ritrovati negli scavi di Capua, Pompei ed Ercolano, si riuscirono a individuare le caratteristiche somatiche originarie della Casertana. In funzione della taglia, se ne distinguono tre tipi: grande, media e piccola. Rispetto agli altri due, quello grande presenta una cute leggermente più spessa, la testa più lunga e gli arti più sviluppati. Comunque, i tratti somatici tipici sono la cute nero ardesia sprovvista di setole (da cui il nomignolo di "pelatella"), la testa piuttosto lunga, a profilo rettilineo, caratterizzata spesso dalla presenza, ai lati delle mandibole, di due appendici cutanee dette sciuccagli, tettoie o bariglioni. Le orecchie sono di grandezza media, ravvicinate tra loro e dirette obliquamente dall'alto verso il basso in avanti. Il tronco è mediamente lungo e gli arti asciutti, piuttosto sottili. È un maiale abbastanza precoce e il numero medio di cuccioli per parto è di sei-otto.

Mora romagnola
Gli studi più attendibili la fanno risalire alle razze intermedie tra il porco europeo e quello indocinese. Un tempo era allevato allo stato brado soprattutto nelle province di Forlì e di Ravenna. Ha il mantello color ardesia, a setole nere con la punta più chiara, oppure rossiccia o fulvo con una striscia chiara sulla fronte e il ventre tendente al bianco. La testa è di grandezza media, a forma di cono, con le orecchie lunghe portate in avanti. Le zampe anteriori pur essendo corte, sono molto robuste.

Siciliana
Probabilmente deriva dalla specie Casertana, almeno per quel che riguarda il tipo genetico di Calascibetta, in provincia di Enna, allevato nei dintorni di Mistretta, Nicosia e nelle province di Agrigento e di Caltanissetta.
Fino al 1880 circa, si trovava in quasi tutte le zone della Sicilia. Attualmente, invece, è allevata allo stato stanziale brado, ma solo nelle zone più impervie dell'isola, come le Madonie e Nebrodi.
Ha il mantello scuro, prevalentemente nero con setole ispide, la testa è grande, con le orecchie semipendenti, le zampe lunghe. La scrofa siciliana è precoce e prolifica (otto-dieci cuccioli per parto).