Questa notte la pioggia ha battuto lungamente sui vetri della mia finestra, ma il sole è già tornato con più radiosa violenza, e veggo laggiù nella pianura il fumo alzarsi sulle strade per lunghe striscie di una mollezza e di una trasparenza incantevoli. Fra un'ora la polvere rasciutta striderà sotto la gomma della mia bicicletta come un canto di cicala. Bibbiena non ha ancora finito di sbadigliare, qualche finestra seguita ad aprirsi ed appare una testa scarmigliata di donna dal volto bianco: le servette guizzano per le strade, le botteghe si azzimano. Perché andrei a Camaldoli? Sotto la sua foresta non s'incontrano che signore e signori vestiti come per una passeggiata a Villa Borghese; forse il fresco della piova notturna avrà permesso a qualche dama la gioia suprema di uscire incappucciata stringendo l'elegante figura nelle pieghe di un grosso mantello. Non la turbiamo; la mia maglia di ciclista e le mie gambe nude, spellate dal sole, potrebbero farla dubitare della rigidezza mattinale smagando una illusione chissà quanto attesa.

Mi hanno detto che le vie per Siena sono buone, oltre cento chilometri e due contrafforti da valicare, ma gli avvisi s'imbrogliano perché le strade sono parecchie, e ognuno ne vanta una per la migliore. Siccome non ho voluto prendere meco nemmeno la guida del Touring-Club per meglio andare alla ventura, ascolto senza decidermi.

Sono partito.

La bella contrada del Casentino mi sta ancora dinanzi agli occhi come un arcipelago asserragliato da monti: colli e poggiuoli emergono quali isole dalla verde valle, le strade sinuose hanno il candore opaco dei canali; dalle vette lontane guatano i ruderi degli antichi castelli, e più in alto, al disopra delle loro minacce, salgono ancora dagli eremi le stesse preghiere di un tempo. Vallombrosa, Camaldoli, la Verna, mirabile trinità di monti, dai quali il genio di tre santi brillò lungamente di luce ausiliatrice a pellegrini di ogni dolore e di ogni gente. Nel castello di Romena Dante scrisse il canto di Francesca da Rimini, nella torre di Porciano rimase, secondo le leggende, prigioniero dopo la battaglia di Campaldino: Guido Monaco trovò l'alfabeto della musica nell'eremo di Camaldoli, Milton chiese al romitorio di San Gualberto il più bel paesaggio del Paradiso Perduto, Lapo preparò al proprio figlio Arnolfo nel palazzo pretorio di Poppi il modello per costruire l'altro della Signoria a Firenze: a Bibbiena ove nacque il Berni, del quale la giocondità fu così vuota, vi è il palazzo municipale di Chiusi ove nacque Michelangelo, lo scultore più tragico di tutti i tempi; Luca della Robbia errò per ville e castella lasciandovi come un divino sconosciuto i più inconsumabili capolavori della bellezza, ma la valle ha un incanto che vince ogni altra parola.

La mia bicicletta vola.

Non aggancio nemmeno la cinta, della quale l'anello batte a quando a quando sopra un tubo del telaio traendone una nota sottile; la campagna è fresca, la strada deserta.

 

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