GIUSTIZIA E LIBERTA'
due parole una sola idea
che ho visto splendere solo nel sacrificio

VAI ALLA PAGINA DI INFORMAZIONE DELLE EDIZIONI ZEROLIRE 
 
 

Il testo della conversazione con Giovanni Cattani

Bibliografia di Giovanni Cattani a cura di Giorgio Bassi

La vulgata cattaniana di Giorgio Bassi 
 

 

 
 
 

Introduzione
di Lorenzo Valgimigli
 

Andammo da Lui, come altre volte, come ai tempi dell'Astrolabio.
Claudio, l'editore, voleva ricavarne un'intervista sul movimento Giustizia e Libertà.
Gli interessava una testimonianza - diretta dell'Autore - sul messaggio scolpito dietro il monumento alla Resistenza: Giustizia e Libertà, due parole una sola idea splendida nel loro sacrificio.
Berlusconi era al potere, forse meno saldamente di prima, ma i disegni di stravolgimento della Costituzione erano ancora lì, sospinti dalla propaganda politica e da un certo revisionismo storico dei valori della Resistenza.
Lui ci aspettava, i Suoi passi avanzarono verso di noi, più lentamente di un tempo, rumoreggiando sul pavimento di legno vicino alla porta di ingresso.
Entrammo; la casa, come sempre, trasudava degli umori e degli odori dei Suoi libri e dei Suoi studi, che ancora coltivava ogni giorno, con identica passione.
Avevamo preparato delle domande, ma sapevamo già che non avremmo seguito alcun canovaccio.
Ed infatti Lui iniziò - noi in silenzio - alla Sua maniera, con quello stile espositivo inimitabile, efficace, antiretorico, a volte caustico ed incline alla battuta, ma sempre alto, forte, appassionato.
L'incipit della conversazione è dei Suoi: argomenta, come in una sorta di teologia negativa, su ciò che Giustizia e Libertà non è, ovvero ciò che egli identifica per il suo esatto contrario.
L'antitesi è Silvio Berlusconi, in cui egli intravede il campione odierno della classe media italiana.
Di quella classe media, a capo della quale gli uomini del Partito d'Azione avevano sognato di proporsi, per spingere il Paese verso una vera "rivoluzione democratica".
Ma l'intransigenza morale di quegli uomini apparve subito incompatibile alla "gelatina" come Augusto Monti definiva i ceti medi, che infatti preferirono farsi governare dalla Democrazia Cristiana.
Il seguito della conversazione è tutto un dipanarsi fluente, fra citazioni d'autore e affreschi di vita vissuta, dei temi fondamentali del suo impegno civile: l'antifascismo, il laicismo, la libertà di coscienza, la Giustizia sociale come valore primario ("prima Giustizia che Libertà") ed infine una concezione militante del suo ruolo di intellettuale: "mi sento fuori gioco, però se ci fosse da andare in piazza a manifestare contro 'sta roba' ci andrei, avrei poco da perdere se mi capitasse qualcosa, anzi può darsi che ci guadagnerei, adesso che comincio a vedere che si va verso la fine".